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  • Immagine del redattoreGabriele De Luca

Il decreto ingiuntivo senza busta paga non è più un tabù. Nuova pronuncia del Tribunale di Roma.


Recuperare crediti da lavoro dipendente ora è più semplice grazie al nuovo orientamento giurisprudenziale veicolato, promosso e sostenuto dall’Avv. Gabriele De Luca.


Con una recente pronuncia del giugno 2023, il Tribunale di Roma, infatti, ha accolto la domanda sottesa al ricorso per decreto ingiuntivo per il pagamento di crediti da lavoro dipendente, quali innanzitutto stipendi arretrati e TFR, senza che fossero prodotte in giudizio le buste paga inerenti le mensilità non retribuite, invero mai consegnate dal datore nonostante i solleciti.


Buste paga e diritto di difesa: prassi e conseguenze


Se è vero che l’emissione e rilascio di buste paga sono atti obbligatori per legge (anche – e soprattutto – a prescindere dall’avvenuto pagamento del salario), negli ultimi anni i datori di lavoro hanno iniziato ad omettere tale consegna a favore del lavoratore allo scopo, spesso surrettizio, di rendergli più difficile, gravosa e complicata ogni iniziativa tesa al recupero di somme per il pagamento di stipendi, differenze retributive, ecc.


Facendo un piccolo passo indietro, infatti, occorre premettere che, sino a qualche tempo fa, i giudici erano soliti richiedere la produzione di buste paga per accordare l’emissione dell’agognato decreto ingiuntivo. Tale pretesa si fondava sulla considerazione che queste fossero presupposto indefettibile per comprovare esistenza e ammontare del credito che, come noto, deve essere certo, liquido ed esigibile per poter essere validamente azionato in sede monitoria.


Omettendo, dunque, la consegna delle buste paga (che è illecito amministrativo), i datori strategicamente traevano un indebito e doppio vantaggio: da un lato impedivano l’esercizio di un diritto di difesa, e dall’altro ottenevano una dilazione dei tempi utili per il recupero dei crediti, in ragione del necessario (e obbligato) avvio di un giudizio nel forme del rito del lavoro ai sensi dell’art. 409 e ss. c.p.c., notoriamente più lungo, complesso e dispendioso. Il tutto, con l’ovvia e implicita conseguenza che molti lavoratori, considerati tempi, costi e rischi della soluzione residuale, rinunciassero a far valere i propri diritti.


La svolta a tutela dei lavoratori


Nell’ambito di questo quadro avverso, però, pare aprirsi sempre più una crepa che, alla luce delle più recenti pronunce, sta invero assumendo le forme di un vero e proprio varco a favore dei lavoratori.

Oggi, infatti, non appare più impossibile ottenere un decreto ingiuntivo nonostante la riluttanza del datore nel rilascio delle buste paga, sia essa in buona o mala fede.


Ma come ottenere questo risultato? Come aggirare la necessità di produrre in giudizio le tanto celebrate buste paga?


Innanzitutto è bene dar prova della sussistenza del rapporto di lavoro, producendo in giudizio il contratto che vincola dipendente e datore. Sarà in questo modo evidente e palese la subordinazione, il CCNL di riferimento, nonché il livello di inquadramento.


Successivamente, determinato il livello minimo di salario dovuto alla luce del CCNL, occorre procedere alla computazione degli importi dovuti, avvalendosi di commercialisti, consulenti del lavoro, sindacati, ecc., meglio se partner dello studio legale di riferimento.


In ultimo, è importante supportare la richiesta giudiziale con documentazione che provi il perdurare del rapporto lavorativo, le mansioni svolte, il gradimento e l’apprezzamento per il lavoro offerto o comunque dar conto dell’assenza di contestazioni di sorta. A tal fine, è dirimente far precedere l’azione monitoria con una missiva interlocutoria, tesa innanzitutto a mettere in mora il datore, e nella quale si articolino e definiscano le rivendicazioni. Tale missiva ha, però, anche lo scopo di offrire al datore la possibilità di formulare le proprie giustificazioni: tanto basta per mostrare al giudice anche la propria buona fede e correttezza e precostituirsi un argomento di prova in caso di perdurante silenzio.

È bene, infine, sottoporre al giudice anche la visione dei CUD e soprattutto delle buste paga emesse e consegnate con riferimento a mensilità saldate, così da corroborare la sussistenza e la continuità dell’impiego, nonché l’inquadramento.


Confidando nel fatto che tutti i giudici nazionali si conformino a questo orientamento, obiettivamente equo e giusto, la strategia migliore per il lavoratore non può comunque mai prescindere dall'evitare tentativi improvvisati, temerari e "fai da te": è infatti raccomandato che il percorso di recupero crediti sia affidato sempre alla competenza e all’esperienza di professionisti qualificati, onde agire con la consapevolezza di ridurre al minimo il rischio di soccombenza.


Avv. Gabriele De Luca


Se sei interessato a recuperare i tuoi crediti da lavoro, non esitare a contattarci ai recapiti indicati in basso.

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