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Antenne: TAR Lazio ribadisce l’importanza della cooperazione tra Comuni e gestori TLC

  • Immagine del redattore: Gabriele De Luca
    Gabriele De Luca
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio del novembre 2025 ha fatto chiarezza su un tema sempre più attuale per gli Enti Locali: l'atteggiamento del Comune nelle procedure di autorizzazione per le nuove stazioni radio base (SRB) di telefonia mobile, soprattutto ove intenda mutare l'area di installazione del palo così come proposta dal Gestore.


In sintesi i fatti


Un operatore di telecomunicazioni ha presentato istanza ex art. 44 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche per installare una SRB su area privata.

Prima di farlo, aveva però inviato al Comune una formale richiesta (tramite PEC) di indicare eventuali siti pubblici alternativi idonei. Il Comune non ha mai risposto.


Il regolamento comunale per la disciplina degli impianti di telefonia cellulare – regolarmente approvato – prevedeva espressamente la preferenza per aree di proprietà pubblica e la tutela di zone sensibili (aree ad alta densità abitativa, strutture assistenziali, ecc.). Il parere negativo dell’Ente Locale, condiviso in conferenza di servizi, ha portato al rigetto dell’istanza perché il Gestore "non aveva prediletto aree pubbliche".


L’operatore ha impugnato il diniego davanti al TAR.


Il punto decisivo della sentenza: la cooperazione


Il Collegio ha annullato il provvedimento di diniego sottolineando un principio fondamentale: i Comuni hanno il dovere di collaborare attivamente con i gestori per verificare l’effettiva disponibilità di siti pubblici o comunque preferenziali prima di autorizzare impianti su aree private.

Non basta invocare il proprio Piano delle localizzazioni o il regolamento comunale. È necessario dimostrare di aver concretamente proposto e/o esaminato le alternative in campo indicate dall’operatore e di aver avviato un reale contraddittorio tecnico in tal senso. Solo così l’Ente Locale può esercitare in modo legittimo la propria discrezionalità urbanistica e difendere con forza le scelte pianificatorie a tutela del territorio e della collettività, anche diniegando al Gestore.


La sentenza ricorda che le previsioni dei Piani antenne non sono “inderogabili” in senso assoluto, ma diventano tanto più efficaci quanto più l’Amministrazione dimostra di aver cercato, insieme al gestore, soluzioni che rispettino sia le esigenze di copertura del servizio sia le priorità urbanistico-ambientali del Comune.


Perché questa pronuncia è un campanello d’allarme (e un’opportunità) per i Comuni


Troppo spesso gli Enti Locali si limitano solo ad un atteggiamento “difensivo” o, peggio, di silenzio di fronte alle richieste dei gestori.

Il TAR ha chiarito che questo approccio può esporre il Comune a ricorsi e a pronunce di annullamento.

Al contrario, una gestione proattiva – risposta tempestiva alle richieste di siti alternativi, confronto tecnico documentato, eventuale convocazione di apposito tavolo – rafforza enormemente la posizione dell’Ente e rende le determinazioni di diniego molto più difficili da impugnare con successo.

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Da anni assistiamo decine di Amministrazioni comunali in tutta Italia nella redazione e nella difesa dei regolamenti per le SRB, nella gestione delle conferenze di servizi e nella resistenza ai ricorsi degli operatori. Sappiamo esattamente come valorizzare il vostro Piano delle localizzazioni, come condurre un’istruttoria solida e come trasformare il principio di cooperazione in uno strumento di tutela del territorio.

Se anche il vostro Comune sta affrontando una procedura di autorizzazione per una nuova stazione radio base o deve rispondere a un’istanza di localizzazione su area privata, contattateci subito. Una consulenza tempestiva può fare la differenza tra un diniego annullato dal TAR e una decisione che resiste in giudizio.


Avv. Gabriele De Luca

Specialisti in Diritto Ambientale e delle Telecomunicazioni – Enti Locali

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