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Canone di locazione e antenne: il Tribunale di Bergamo si schiera coi Comuni

  • Immagine del redattore: Gabriele De Luca
    Gabriele De Luca
  • 2 set
  • Tempo di lettura: 2 min

In questo 2025 il Tribunale di Bergamo si è pronunciato su due controversie di particolare interesse per il settore delle telecomunicazioni e per gli enti locali, entrambe incentrate sul tema del canone di locazione delle aree comunali utilizzate per l’installazione di impianti di telefonia mobile.


I fatti principali


In entrambe le cause, alcune società di telecomunicazioni hanno impugnato le ingiunzioni di pagamento notificate dai Comuni per canoni di locazione arretrati, sostenendo l’illegittimità delle clausole contrattuali che prevedevano importi liberamente pattuiti anni addietro.

Secondo le società di telefonia, tali corrispettivi dovevano essere sostituiti dal pagamento della TOSAP/COSAP o, più di recente, dal canone unico pari a 800 euro annui per impianto, previsto dall’art. 1, comma 831-bis della L. 160/2019.


Il punto centrale del contenzioso riguardava, dunque, la natura giuridica delle aree interessate e l'applicazione del canone unico di 800 euro indistintamente tra beni demaniali o patrimoniali indisponibili e beni appartenenti al patrimonio disponibile del Comune.


La posizione del Tribunale


In entrambe le pronunce il Tribunale di Bergamo ha ritenuto infondate le opposizioni delle società di telecomunicazioni, confermando la legittimità dei canoni di locazione richiesti dai Comuni.


Le motivazioni presentano numerosi punti in comune:

  • Patrimonio disponibile: i terreni e le strutture interessate (aree recintate, torri piezometriche, porzioni di suolo individuate catastalmente) sono stati qualificati come beni appartenenti al patrimonio disponibile degli enti locali, quindi equiparabili ai beni di soggetti privati.

  • Inapplicabilità di TOSAP/COSAP e, poi, del canone unico: tali prelievi fiscali si applicano esclusivamente a beni demaniali o indisponibili. Quando l’ente locale agisce come proprietario di beni disponibili, può legittimamente stipulare contratti di locazione secondo le regole del diritto privato.

  • Orientamento giurisprudenziale consolidato: le decisioni richiamano sia pronunce delle Corti d’Appello (Brescia, Milano) sia le Sezioni Unite della Cassazione (sent. n. 6019/2016), che hanno chiarito la linea di demarcazione tra concessione di beni pubblici e contratti di locazione aventi a oggetto beni disponibili.


Le conseguenze pratiche


Le due sentenze ribadiscono un principio affermato con forza anche e soprattutto da questo Studio legale: quando gli impianti di telecomunicazione insistono su beni comunali appartenenti al patrimonio disponibile, i canoni pattuiti nei contratti di locazione dovrebbero restare pienamente validi e vincolanti, senza indugi di sorta.


Per gli operatori di telefonia questo significa che non possono invocare il canone unico di 800 euro annui se l’impianto è collocato su aree disponibili, mentre i Comuni ottengono conferma della possibilità di considerare e gestire tali beni quale fonte di entrata.


Queste decisioni, ravvicinate nel tempo e simili nell’impianto motivazionale, rappresentano un ulteriore tassello nella giurisprudenza in materia di infrastrutture di telecomunicazione, nel segmento che attiene al rapporto coi Comuni.

Il messaggio che ne deriva è chiaro: il discrimine fondamentale resta la natura del bene. Se appartiene al patrimonio disponibile, l’ente locale agisce come un privato e i canoni liberamente concordati sono legittimi; solo per i beni demaniali o indisponibili valgono le regole speciali su TOSAP, COSAP e canone unico.


Avv. Gabriele De Luca

1 commento

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Catia Valenti
15 set
Valutazione 5 stelle su 5.

Ho un terreno se vi può interessare per UN care antenna 5 g

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